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“I Robot fanno paura a chi ha un lavoro o a chi ne è in cerca?”

Reputation. Communication. Design.

“I Robot fanno paura a chi ha un lavoro o a chi ne è in cerca?”

Quando pensiamo ai Robot, o alla Robotica, le prime immagini che vengono in mente sono quelle relative ai robot antropomorfi, buoni o cattivi, che abbiamo visto e rivisto in tanti film di fantascienza, già da qualche decennio ormai. Altre immagini sono quelle dei robot industriali in grado di eseguire le più svariate mansioni ripetitive nelle fabbriche manifatturiere moderne. Poi ci giungono alla mente quei robot in sala operatoria che eseguono operazioni su pazienti in modo invasivo e preciso. Ancora, pensiamo ai robot nello spazio che operano ad atmosfera zero al posto degli astronauti, riducendone lo sforzo e il rischio. Ad alcuni, potrebbero arrivare alla mente immagini di robot domestici che aiutano nei lavori di casa o fanno compagnia a bambini ed anziani. Per i più attenti, la suggestione potrebbe portare immagini di nano-robot in grado di circolare attraverso i nostri vasi sanguigni per trasportare attivatori cellulari piuttosto che medicinali mirati per curare il cancro. Comunque li si immagini, i Robot e la Robotica sono reali e radicati nella nostra coscienza in modo consolidato.

Fin qui tutto bene. I problemi arrivano quando subentrano le paure e le ansie, tipiche di quando si conosce poco qualcosa, sul se e come i robot potranno fare ciò che oggi fa l’uomo e meglio e più velocemente. Queste preoccupazioni hanno dato vita, negli ultimi anni, a molteplici reazioni con fior fiore di articoli che spaziano dall’approccio tecnico/scientifico a quello sociologico, a quello politico. 

Con la presente analisi, si vuole adottare un approccio di “sentiment”, interpretare come viene percepito il tema dei robot e della robotica nei confronti del mondo del lavoro da chi contribuisce sul web e sui social network: la diffusione dei robot è sentita come un rischio o un’opportunità per il mondo del lavoro?

Il metodo consiste nell’analisi del sentiment espresso nelle conversazioni online, ricavate dal web e dai social network, su una selezione di argomenti inerenti i Robot e la Robotica. Abbiamo identificato alcuni aspetti quali: lavoro, occupazione, impiego, licenziamenti, sostituzione, opportunità, crisi, rischi o cambiamento.

Il periodo di osservazione è dell’ultimo mese, dal 20/12/2019 al 20/01/2020.

Risultati nel tempo

Risultati totali nel tempo

Come si evince dal grafico sopra riportato, relativo ai risultati totali raccolti (5.800 risultati o menzioni), per lo studio in oggetto sull’impatto dei Robot e della robotica sul mondo del lavoro, si nota un picco di dati disponibili a fine dicembre 2019 (30 dicembre 2019) in coincidenza del post su Facebook del Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione Paola Pisano che inizia così: “Saranno i robot a salvare l’Uomo. Ne miglioreranno la vita, lo sottrarranno a rischi inutili e a lavori disumanizzanti e anzi gli permetteranno di migliorarsi e di migliorare la propria vita…” citando un articolo di Marco Bentivogli su Il Foglio dello stesso giorno intitolato “Benvenuti Robot”.

Questo post ha creato un enorme engagement sia sul web sia sui social network e, unito a quello generato dall’articolo de Il Foglio, ha fatto schizzare le menzioni nell’arco di tempo fine dicembre 2019 – inizio gennaio 2020.

In particolare, si evidenzia un picco dei post su Twitter (335 tweets) e su piattaforma Blog (106 blog posts), proprio il 30 dicembre, che insieme ai 65 contributi sulle notizie online, costituiscono lo zoccolo duro delle conversazioni di quel preciso giorno con conseguenze che si sono propagate nelle due successive settimane.

Analizzando i risultati suddivisi per tipo di media si osserva che circa un sesto proviene da Twitter (16,7%), quasi la metà dai blog post (45,6%) e il resto principalmente dalle notizie online (22,6%).

Risultati per tipo di media

È possibile analizzare anche l’andamento dei risultati nel tempo durante il periodo di osservazione in base al tipo di media da cui provengono i contributi: si nota il pico principale dato dai risultati di Twitter il 30 dicembre 2019 confermando Twitter come driver fondamentale di diffusione dei contenuti generati dagli utenti.

Risultati per tipo di media nel tempo

Per quanto riguarda la suddivisione dei contribuenti alle conversazioni in uomini e donne, oltre il 70% sono uomini.

Mentre, analizzando l’età di chi contribuisce si evince che la fascia tra i 25 e i 34 anni contribuisce di più (43,8%) insieme a quella tra i 35 e i 44 (24,2%): quindi mediamente abbastanza giovani.

Performance: menzioni, engagement e portata potenziale

Nel periodo osservato, il numero di menzioni totali ha avuto un aumento “impulsivo” rispetto al periodo precedente il post dal Ministro. 

Menzioni

Allo stesso modo, l’engagement totale, ovvero le interazioni generate dagli utenti online, è stato di quasi 121.500 con due picchi principali il 2 gennaio 2020, in coincidenza con il centenario dalla nascita di Isac Asimov, e il 14 gennaio 2020, in coincidenza con l’uscita della notizia sul primo “robot vivente”.

Engagement

La portata potenziale totale, ovvero il numero di interazioni possibili dato dalla somma teorica di tutti i contributi potenzialmente generabile dalla combinazione delle reti sociali collegate in cascata, è stata di quasi 44 miliardi con picchi principali il 30 dicembre, in coincidenza al post del Ministro Pisano, il 2 gennaio, in corrispondenza del centenario dalla nascita di Isac Asimov, il 7 gennaio e l’11 gennaio, in corrispondenza delle notizie sulla robotica provenienti dal CES 2020 di Las Vegas.

Portata Potenziale

Sentiment

Relativamente al sentiment, spicca subito una notevole separazione tra i giudizi positivi e giudizi negativi: come si vede dal grafico che mette in relazione la portata potenziale e l’engagement dei risultati con un posizionamento di questo tipo:

Portata Potenziale Vs Engagement (Sentiment)

Casella di testo: Engagement

Con un numero di menzioni quasi triplo uno dell’altro (1.400 vs 445), si osservano due comportamenti differenti tra giudizi positivi e giudizi negativi: la portata potenziale dei giudizi negativi è più del doppio rispetto a quella dei giudizi positivi (13,6 vs 5,7 miliardi) che sta ad indicare che ottiene una propagazione più ampia sul totale delle reti sociali potenzialmente raggiungibili in quanto è più facile che concetti negativi divengano virali a causa dei sentimenti di paura suscitati.

D’altro canto, l’engagement risulta più alto per i giudizi positivi rispetto a quello per i giudizi negativi (34.200 vs 4.400). Se ne desume che concetti positivi, perpetrati nell’arco del periodo di osservazione, innescano conversazioni e coinvolgono la platea nella speranza di un futuro lavorativo migliore.

Quindi il sentiment, nel periodo di osservazione, ha evidenziato quanto mostrato dal grafico (con un sentiment netto molto positivo nella media del periodo):

Sentiment Totale

Da notare come il sentiment positivo prevale sin dall’inizio del periodo di osservazione (anche in modo marcato soprattutto in corrispondenza del 30 dicembre 2019) e rimane superiore a quello negativo fino alla fine del periodo di osservazione.

Sentiment nel tempo

Il Net Sentiment ha una netta preponderanza positiva.

Net Sentiment

Andando ad analizzare i temi principali presenti nel ThemeCloud per i 5.800 risultati raccolti ed analizzati nel periodo di osservazione si evince quanto segue:

Raggruppando i temi del ThemeCloud per sentiment (positivo, negativo e neutro) si riescono ad isolare solo i temi relativi al sentiment positivo o negativo da quelli con sentiment neutro.

I temi principali, sul totale dei risultati raccolti ed analizzati, identificati e separati nei due gruppi sentiment positivo e sentiment negativo, nel periodo di osservazione, danno vita alle ThemeCloud seguenti:

Da un’attenta analisi si possono estrarre tra tutti i temi positivi quelli che hanno una maggiore incidenza positiva tipo: robot (74,4%), nuova (32,1%), robotica (28,6%), possibile (25,3%), mercato (22,5%), realtà (21,5%), tecnologie (21,4%), spazio (21,3%), sistema (20,8%), grandi (19,7%), artificiale (19,4%), sicurezza (19,3%), particolare (18%), prodotti (17,7%).

Da un’attenta analisi si possono estrarre tra tutti i temi negativi quelli che hanno una maggiore incidenza negativa tipo: robot (81,5%), rischio (23,1%), problema (16,9%), sicurezza (16,2%), società (15,1%), grossissimo (12,6%), potrebbero (12,1%), evitare (10,7%), controllo (10,5%), causa (9,4%), politiche (9,1%), paura (8,7%), costo (7,5%), minaccia (7,1%), gravi (6,8%), morte (5,9%).

Dall’approccio del sentiment, il 24% delle persone avverte il rischio ed è preoccupata che i robot e la robotica potranno sostituirsi agli uomini nei lavori, in futuro; avvertono un problema di sicurezza, di controllo e provano sentimenti di minaccia, paura e costo in termini sociali. Si appellano alle politiche che lo Stato potrà mettere in pratica per prevenirne gli effetti più drammatici della potenziale perdita del lavoro e la disoccupazione.

D’altro canto, la maggior parte delle persone (76%), percepisce il lato positivo dell’adozione dei robot nel mondo del lavoro comprendendo che: nuove opportunità lavorative si schiuderanno, nascerà un mercato di servizi innovativi con aumento di richiesta di posti di lavoro specializzato, grazie alle tecnologie e si genereranno ecosistemi basati sull’intelligenza artificiale in grado di governare i sistemi robotici, la sicurezza sarà al primo posto soprattutto per l’incolumità dell’uomo.

In conclusione, l’utente tipo, mediamente giovane (dai 25 ai 44 anni), maschio per il 70% circa, percepisce il pericolo di perdita del lavoro e di un imminente cambiamento del lavoro come è conosciuto e inteso oggi ma il suo sentiment generale è ampiamente positivo.  È consapevole della futura creazione di nuovi posti di lavoro più specializzati, specialmente in ambito tecnico/scientifico, e con una dinamica di crescita più marcata rispetto a quella odierna dovuta all’adozione di tecnologie a crescita esponenziale (robotica e intelligenza artificiale). La percezione è che queste impatteranno in modo dirompente non solo sullo sviluppo di nuovi servizi innovativi ma anche sulla creazione di posti di lavoro in numero superiore rispetto alla perdita dovuta a questa stessa evoluzione.

 

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